WhatsApp viola la Privacy?

Tutti conosciamo la portentosa applicazione WhatsApp e la maggiorparte di noi la usa consistentemente durante tutta la giornata ma forse non sappiamo proprio tutto…

WhatsApp è un applicazione per smartphone che ha letteralmente cambiato il nostro modo di comunicare. Basta infatti disporre di un piano dati a pacchetto e comunicare con il resto del mondo è facile, veloce ma, soprattutto, gratuito. A discapito infatti delle compagnie telefoniche mobili di tutto il mondo, infatti, WhatsApp sostituisce l’amato SMS a pagamento con un messaggio via Internet altrettanto istantaneo. E le compagnie telefoniche hanno risentito il colpo, eccome: persino il Financial Times ha detto che WhatsApp ha fatto agli SMS quello che Skype ha fatto alle chiamate internazionali, ovvero, distruggerle o, perlomeno, renderle gratis e accessibili a tutti.

Potrebbero però esserci guai in vista per la super-applicazione che ha recentemente superato la soglia dei 20 miliardi di messaggi scambiati, ovvero la questione privacy. Per utilizzare WhatsApp, infatti, bisogna garantire all’applicazione l’accesso alla nostra rubrica, con la quale poi l’app ci permette di connetterci con gli altri contatti. Avendo accesso alla rubrica, WhatsApp potrebbe (potenzialmente, s’intende) carpire i dati sensibili sia nostri, sia dei nostri contatti, per poterli utilizzare,o ancor peggio rivenderli, per fini lucrativi, come ad esempio pubblicità o iniziative marketing.

Ovviamente, l’accettazione dei termini e delle condizioni di WhatsApp include questo passo, che è necessario per poter utilizzare il servizio, ma specifica anche che i dati non verrano “rubati” dai nostri cellulari, ma solo utilizzati per poterci connettere a gli altri users di WhatsApp in giro per il mondo. In merito, il Garante per la Privacy italiano avrebbe richiesto alla società californiana che produce e gestisce WhatsApp di provveder informazioni più dettagliate riguardo il trattamento dei dati sensibili sul modello dell’Olanda e del Canada, che poco tempo fa avevano chiesto delucidazioni in materia. In particolare, l’Autorità per la Privacy del nostro Paese avrebbe richiesto spiegazioni sul metodo di conservazione delle conversazioni e dei dati sensibili, oltre a quali misure di sicurezza sono stata pensate per la difesa di tali dati da parte da intrusori esterni.

C’è da dire che se la società non dovesse essere in grado di fornire una spiegazione sufficientemente convincente alle autorità italiane, il servizio potrebbe non essere più disponibile in Italia e dovremmo tornare al vecchio SMS in attesa di un servizio alternativo. Sarà una buona mossa?

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